La musica sa raccontare le favole. Anzi, qualche volta sembra che sia nata per questo o che le favole non possano essere raccontate se non in musica, la cui carica evocativa e immaginifica si cercherebbe a fatica nelle parole.
Il concerto che Sonia ed io presentiamo a Savona è un omaggio alla capacità fiabesca della musica; che è sempre autosufficiente, anche quando si accompagna alle parole in quel curioso genere chiamato melologo: qui la voce non canta, ma recita accanto, sopra o sullo sfondo della musica. Proprio l'autosufficienza della musica, però rende preziose le parole, i versi. Che non servono a supportare i suoni, ma piuttosto a delimitarne, definirne, circoscriverne le potenzialità.
La storia di Enoch Arden, che Tennyson ha raccontato nel suo poema, è una tragica e tenera storia d'amore, che non esiteremmo a definire un po' retorica se, nel frattempo, i sentimenti e le emozioni narrati qui non fossero, ahimè, così passati di moda. La musica di Strauss, che fa largo uso di leimotiven, di temi che chiaramente alludono a personaggi, situazioni e stati d'animo, è ispirata e ricca di colori, per quanto in Enoch Arden prevalga la parola, tanto che il pianoforte tace per lunghi momenti. Però la scrittura pianistica è felicissima e realizzata con assoluta maestria. Mi sembra interessante riportare per esteso quanto Sonia Bergamasco ha scritto sul melologo in questione: "A lungo mi sono tenuta a distanza da Enoch Arden. Imperversando per il repertorio meno conosciuto (o sconosciutissimo) del melologo da concerto ottocentesco e per le nuove scritture per voce d'attore e pianoforte, guardavo a questo "classico" del melologo da concerto come a un brano troppo frequentato e forse un poco troppo lacrimoso. Però infallibile, e caldo di emozione. Enoch Arden è una di quelle storie per musica che potremmo ascoltare e riascoltare per sempre. La versione in lingua originale è – a tratti – un po' troppo lunga e invasiva. La riduzione e traduzione operata da Bruno Cagli accorda invece al brano un brillante equilibrio tra parte pianistica e parte vocale".
I Gesänge der Frühe (Canti dell'aurora) op.133 sono l'ultima composizione pianistica di Schumann. Si tratta di un breve ciclo di cinque brani di sconvolgente modernità, nei quali appare chiaro come l'aurora per il musicista tedesco non rappresenti la nascita di un nuovo giorno, quanto piuttosto lo svanire della notte e della sua dimensione fantastica e onirica.
Emanuele Arciuli |