Stabat Mater di Pergolesi

Anteprima FESTIVAL 20.22

SANTUARIO DI N.S. DI MISERICORDIA
Domenica 26 giugno 2022, ore 21.00 - Ingresso libero.

STABAT MATER DI PERGOLESI

Adriana Iozzia, Carlotta Vichi, soliste
Giovanni Di Stefano, direttore
Voxonus Ensemble

Ore 20,30 Pillola di Musica a cura di Don Danilo Galliani

Giovanni Battista Pergolesi (Jesi, 1710 – Pozzuoli, 1736) è uno tra i massimi esponenti italiani dell’epoca barocca e della Scuola napoletana, alla quale diede alcune delle opere buffe ancora oggi più rappresentate come La serva padrona (1733) e Lo frate ‘nnammorato (1732).
Il suo catalogo vanta anche un cospicuo numero di componimenti sacri ma, solo negli ultimi mesi di vita (1735), contemporaneamente a un “Salve, Regina”, si dedicò allo “Stabat Mater” per soprano contralto, archi e basso continuo, che è considerato uno dei più sublimi del genere.
La Sequenza gli fu commissionata dalla confraternita napoletana dei Cavalieri della Vergine dei Dolori di San Luigi al Palazzo per la liturgia della Settimana Santa, per sostituire la precedente di Alessandro Scarlatti, che la stessa confraternita aveva fatto scrivere vent’anni prima. Secondo la leggenda, il compositore concluse la redazione dello “Stabat Mater” il giorno della sua morte ma non ci sono prove a suffragio della tesi, sebbene la fretta nella redazione delle ultime pagine, non prive di errori e di parti lasciate allo stato di abbozzo, potrebbero confermare l’ipotesi.
Dal momento della sua esecuzione, la Sequenza di Pergolesi ebbe una grande fortuna, al punto che lo stesso Bach la utilizzò parafrasandola in “Tilge, Höchster, meine Sünden”, BWV 1083 La Sequenza è divisa in dodici numeri, in cui si alternano Arie e Duetti: 1) “Stabat Mater dolorosa” (Grave); 2) “Cuius animam gementem” (Andante); 3) “O quam tristis te afflicta” (Larghetto); 4) “Quae moerebat et dolebat” (Allegro moderato); 5) “Quis est homo, qui non fleret” (Largo, Allegro); 6) “Vidit suum dulcem natum” (Tempo giusto); 7) “Eja, Mater, fons amoris” (Allegro moderato); 8) “Fac, ut ardeat cor meum” (Allegro); 9) “Sancta Mater, istud agas” (Tempo giusto); 10) “Fac, ut portem Christi mortem” (Largo); 11) “Inflammatus et accensus” (Allegro); 12) “Quando corpus morietur” (Largo e Allegro).
Quasi tutti i numeri hanno struttura bipartita dell’Aria da chiesa, con l’eccezione di “Quis est homo”, “Fac ut ardeat”, “Sancta Mater” e “Quando corpus”. L’accorata cantabilità dei numeri (soprattutto quello iniziale e il momento del compianto davanti alla croce), se da una parte riporta al Pergolesi delle scene liriche, dall’altra accoglie la sensibilità dell’epoca e il bisogno di una scrittura capace di provocare maggiore empatia.
Lo “Stabat Mater” fu pubblicato a Londra nel 1749 e ristampato lungo tutto il secolo. Accanto all’apprezzamento bachiano ebbe però anche dei detrattori, tra i quali l’abate Martini e Berlioz. A Pergolesi veniva criticato il fatto di aver sovrapposto a un testo sacro una musica “profaneggiante”. Le critiche non minarono comunque la fortuna di questa pagina che venne eseguito per tutto il Settecento, anche con differenti organici. Lo stesso Paisiello ne redasse una trascrizione con organico strumentale allargato, sostituendo ai due violini un’orchestra di archi e legni.

La modicana Adriana Iozzia (che è stata Mimì nella recente Bohème savonese con la regia di Renata Scotto) sarà protagonista dell’anteprima di Contaminazioni Liriche – Festival 20.22 ideato e organizzato dal Teatro dell’Opera Giocosa che, giunto al suo terzo anno, ha deciso di dare il via alla stagione estiva nella chiesa di N.S. di Misericordia a Santuario. Accanto a lei, Carlotta Vichi (che è stata Annina nella Traviata allestita al Chiabrera nel 2020).

Giovanni Di Stefano dirige il Voxonus Ensemble, compagine ridotta dell’omonima orchestra a organico variabile e costituita da musicisti specializzati nell’esecuzione con strumenti originali del Settecento, votata ai repertori sette-ottocenteschi dell’Orchestra Sinfonica di Savona.